Dai Led la nuova unità di misura della luce, L’Italia a guidare il progetto . . .

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Dalla candela al Led: la misura dell’intensità della luce sta per compiere un balzo nel futuro. Finora l’unità è stata la vecchia candela, ma gli esperti di misure di tutto il mondo sono al lavoro per cambiare radicalmente le cose. ”Il campione dell’intensità luminosa viene definito sulla base della tradizionale candela”, spiega Massimo Inguscio, presidente dell’Istituto Nazionale per la Ricerca in Metrologia (Inrim). E proprio ‘candela’ si chiama l’attuale unità di misura. Si calcola per esempio, prosegue, che ”la luce di una candela accesa corrisponde a circa quattro unità candela”. Alla fine, della vecchia unità di misura resterà soltanto il nome: continuerà a chiamarsi ‘candela’, ma si baserà sul numero di particelle di luce (fotoni) emesse da un Led.

A sollecitare il cambiamento è stato l’Ufficio internazionale dei pesi e delle misure (Bipm), lo stesso che a fine ‘800 aveva promosso la Convenzione del metro, il trattato che detta le linee guida per determinare le unità di misura valide in tutto il mondo. E’ anche lo stesso ufficio che alla fine dell’800 si preoccupò di confrontare l’efficienza della nuova lampadina elettrica con quella dei lampioni a gas. Adesso ci si trova di fronte a un salto altrettanto importante, con il passaggio dalla lampadina ai Led.

Sulla nuova definizione dell’unità dell’intensità luminosa sta lavorando un progetto internazionale coordinato dall’Italia, con l’Inrim. ”Il modo più ovvio di procedere è contare i fotoni: è infatti necessario avere un campione che sia costituito esclusivamente da luce bianca”, rileva Inguscio. Le lampadine, per esempio, emettono anche luce nell’infrarosso. I Led invece emettono luce bianca: ”per ottenerla basta combinare pochi colori fondamentali”, spiega l’esperto.

”Per poter contare i fotoni – prosegue – serve un rivelatore, ossia una macchina capace di vedere la luce come una successione di fotoni e l’Italia, con i rivelatori della Divisione di Ottica dell’Inrim, è all’avanguardia in questo campo”. Sono macchine uniche, capaci di muoversi con disinvoltura nel mondo dell’infinitamente piccolo. Si trovano nella struttura dell’Istituto dedicata alle Nanotecnologie e ”sono rivelatori che meglio di ogni altro al mondo riescono a individuare i fotoni”.

 

Fonte: Ansa

 

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